FINE DELL’IMPERO, ORMAI IL DOLLARO È CARTA STRACCIA:
L’AMERICA IN BOLLETTA NEGOZIERÀ CON CINA E RUSSIA NON POTENDO PIÙ VINCERE LA TERZA GUERRA MONDIALE
Guido Grossi: «Nel suo strutturarsi, per trarre energia, la piramide di potere negli ultimi 50 anni ha scelto la finanza: i soldi li creano dal nulla. Attraverso i mercati finanziari li distribuiscono come gli pare, a chi vogliono loro. Con questo potere d’acquisto hanno comprato il grosso del sistema mediatico e ci raccontano il mondo come vogliono loro. Poi si sono comprati anche altri pezzi importanti: il cinema, la narrazione, le università. Hanno fatto i think-tank e ci convincono che le cose sono fatte in un certo modo. Con i soldi gonfiano la bolla speculativa sui mercati finanziari, e nel frattempo finanziano le multinazionali: che per andare avanti producono armi di distruzione di massa, medicinali discutibili, cibi tossici».
«Prima si accontentavano di convincerci che questo sistema fosse una cosa bella; adesso invece vogliono imporci di accettarlo, in un modo o nell’altro. Però i soldi creati dal nulla non stanno in piedi per tanto tempo. Dal 1971 in poi, dietro i soldi non c’è più niente: sono solo numeri, che si registrano su un computer. Le banche centrali lo dichiarano pubblicamente (il “whatever it takes” di Draghi): “Qualunque cosa serve, non abbiamo limiti fisici né costi nel produrre un miliardo, mille miliardi, cento milioni di miliardi”. Numeri su un computer: li scrivi e vai avanti. Quel denaro poi lo dai a chi vuoi tu, e “chi vuoi tu” fa parte di quella piramide in cui il vertice è sempre più ricco e sempre più perverso».
CHI CREA DENARO FINANZIA SOLO LE MULTINAZIONALI
«Lo vorremmo mandare via, quel vertice, ma loro lo sanno: e passano alle maniere forti. Ovviamente quei soldi che emettono non li danno a noi; non li danno alle famiglie, alle piccole e medie imprese, agli enti pubblici che organizzano ed erogano servizi: quelli devono morire. Su ogni dollaro o euro emesso, il 99% va alla finanza che foraggia le multinazionali. A noi (famiglie, aziende, enti pubblici) restano appena le briciole. E se tutti i soldi vanno alla finanza e alle corporation, si creano squilibri. Noi viviamo nella bolla speculativa più grande della storia dell’umanità, che è sostenuta solo dal quantitative easing».
«Le varie banche centrali si mettono d’accordo e dicono: “Signori, qui se smettiamo di sostenere questa bolla il mondo crolla”. Allora, ci raccontano che non sanno proprio come fare a far ripartire l’economia, per cui immettono tanti soldi nel sistema. E noi sappiamo benissimo dove vanno quei soldi: vanno dove il sistema finanziario li incanala. Col quantitative easing le banche centrali comprano direttamente titoli, quindi non prestano soldi alle banche; sicché le banche centrali sostengono solo la finanza, anche se a noi hanno raccontato che il quantitative easing era per il nostro bene».
SE OGGI IL DOLLARO NON VALE PIÙ NIENTE
«Un altro squilibrio strutturale enorme è nel commercio internazionale. Prima del 1971, gli Stati Uniti compravano merci dall’estero e vendevano merci all’estero: più o meno, le cose stavano in equilibrio. Se compravano più merci esportavano dollari; ma allora i dollari erano convertibili in oro, quindi gli sbilanci erano coperti dall’oro (che alla fine è una merce e un valore, lo vogliono tutti). Dal ’71 in poi, invece, dietro ai dollari non c’è stato più niente. E guardacaso, dal ’71 in poi l’import è esploso, mentre l’export è crollato».
«Parliamo della fine degli accordi di Bretton Woods, quando Nixon disse al mondo: “Basta, non siamo più in grado di mantenere gli impegni presi; ci eravamo impegnati a convertire i dollari in oro, ma non siamo più in grado di farlo”. Tecnicamente: un default governativo, un fallimento. Ma ce l’hanno raccontata in maniera diversa. E intanto si erano messi d’accordo con i paesi produttori del petrolio. Tutto il mondo, ancora oggi, ha bisogno di quei pezzi di carta: perché sennò non riesce a comprare petrolio».
DEBITO USA MOSTRUOSO, MAI VISTO NELLA STORIA
«E così siamo andati avanti facendo finta di niente. Ma adesso le bilance commerciali piangono. Mettetevi nei panni della Cina: ha preso i ragazzini, li ha messi a lavorare, ha sfruttato la sua terra e l’ha sporcata, ha sfruttato l’ambiente e le persone per produrre cose che non consuma, che vende agli americani. E in cambio che cos’ha? Numeri, su computer. Dove sta questo computer? In America. Dunque, alla Cina non è rimasto niente. Ma la bilancia commerciale statunitense pareggia solo perché i dollari passati per i paradisi fiscali poi tornano in America: per questo la bilancia dei pagamenti americana è in attivo».
«Invece è la bilancia commerciale a essere in deficit. Se si sommano questi dati, attivo e passivo, sembra che si sia in pareggio, ma in realtà si stanno sommando le mele con le pere: perché la bilancia commerciale è fatta di sudore della fronte, di cose concrete, mentre i soldi sono numeri in un computer, senza valore. Per molto tempo, il mondo intero ha fatto finta di niente. In passato, uno squilibrio della bilancia commerciale per due anni poteva comportare lo scoppio di una guerra. Invece oggi abbiamo squilibri come non si sono mai visti nella storia. La Cina ha avuto il suo vantaggio, a far finta di niente, perché nel frattempo è diventata il produttore delle cose concrete, nel mondo».
UN BUCO NERO, GRANDE QUANTO IL PIL DEL MONDO
«L’America si era illusa di guadagnarci, ma intanto ha smantellato la sua capacità produttiva. Ha esportato dollari, che comunque sono un debito. Il 60% dei dollari creati dal nulla sono di proprietà di un non residente (un cinese, un russo, un indiano, un nordcoreano). Poi gli Usa hanno un debito pubblico che non è di 40.000 miliardi, perché se sommiamo anche quello degli Stati e delle agenzie, siamo sull’ordine di grandezza di 100.000 miliardi, cioè il Pil del mondo. Le corporation e le imprese in America sono indebitate. C’è l’enorme debito pubblico, c’è il debito estero, c’è il debito privato, e gli Stati Uniti hanno smantellato la loro capacità di produrre».
«Quello è un paese oggettivamente fallito, che sta in piedi solo perché è l’impero: cioè ha eserciti sparsi in tutto il mondo e ha convinto tutto il mondo a stare buono. Ora, come dicevo, alla Cina per un po’ è convenuto far finta di niente, e così anche alla Russia e all’India. Ma nel frattempo questi paesi si parlavano, si organizzavano. Pensavano: mica potremo andare avanti ancora molto con questo sistema, che non ci lascia niente in mano…».
ORMAI I BRICS HANNO INIZIATO A DIFENDERSI
«Poi, quando è successo che 300 miliardi di dollari russi, con un click, sono stati sottratti alla Russia, allora tutti quanti hanno detto: basta, non possiamo rimanere nelle mani di ‘sti matti. E allora hanno costruito le loro banche centrali, un loro sistema di pagamenti transfrontaliero. Nel mondo non c’è più solo lo Swift, che fino a poco fa era monopolio. Oggi il sistema cinese viaggia su blockchain: è più sicuro, costa meno e lo scorso aprile ha superato per transazioni lo Swift. Non hanno ancora creato un’alternativa al dollaro, ma una cosa è certa: il dollaro “fiat” ha i giorni contati».
«Ora, uno come Trump non esce dal cilindro della storia: non è un pazzo scatenato. Se non volevano che vincesse le elezioni, avevano tutti gli strumenti per non fargliele vincere. Trump, soprattutto la sua squadra, ha capito che questa cosa dei Brics è seria, che l’America ha problemi seri e bisogna correre ai ripari. “America first” vuol dire: ricreiamo a casa nostra una capacità produttiva. E come lo fanno? Siccome sono ancora un po’ impero, vengono da noi europei e ci dicono: “La tua fabbrica me la metti in America. Le mie merci te le compri, ti piaccia o no me le paghi pure di più”. Vale anche con l’energia: hanno fatto dismettere il gas russo per farcelo comprare a 2, 3, 4 volte di più dall’America. Follia: noi Europa siamo l’unico pezzo del mondo che si sta suicidando».
RAND: GLI USA NON POSSONO PIÙ IMPORSI CON LA FORZA
«I Brics hanno capito la situazione e stanno facendo qualcosa. Anche l’America ha capito. L’alternativa alla squadra di Trump sono i “dem” e i neocon: loro avrebbe risolto il problema con la Terza Guerra Mondiale. Iperinflazione e Grande Reset, pensando: “Tanto la guerra la facciamo in Europa, mica a casa nostra”. Quello era il piano della Rand Corporation, multinazionale finanziata dalla Cia. Esperta in questioni militari, la stessa Rand oggi dice: “Guardate che non la vinciamo, la guerra. Spendiamo in armamenti mille miliardi all’anno, ma ci costruiamo delle portaerei che un missiletto degli Houti ci può incendiare”».
«Dicono oggi gli esperti della Rand Corporation: “Un missile ipersonico dell’Iran ce le affonda, le nostre portaerei. La Russia in primis ha missili ipersonici che noi non siamo in grado di fermare. Non possiamo fare la guerra adesso, dobbiamo quantomeno rimandare. Intanto facciamo armare di europei, che fanno sempre qualsiasi cosa chiediamo loro. Ma noi stiamo buoni. Sappiamo che con la Cina, con la Russia, con l’India, con i Brics dobbiamo negoziare”. E Trump è bravissimo a fare quel mestiere. Non recita, Trump è quello: sa negoziare».
LA CARTA VINCENTE: FONDI SOVRANI, BENI REALI
«Trump sa che agli europei si può permettere di dare schiaffi in faccia. Sa che con la Cina può fare la voce grossa, ma poi il coltello dalla parte del manico ce l’hanno i cinesi. Se io, Cina, so che possiedo l’80% del materiale con cui tu, Stati Uniti, costruisci le armi, come fai a minacciarmi? Vuoi farmi la guerra? Mi viene da ridere. La Cina ha in mano l’intera produzione mondiale. Ha le terre rare: le conosce, le gestisce, le trasforma da terra in metalli, in materie preziose di cui tutta la nostra tecnologia moderna non può fare a meno».
«E quindi, la Cina pensa, ci sediamo un tavolo, parliamo. Negoziamo: sul tuo dollaro che non vale niente non ti strizzo ancora le palle, perché anch’io ho i miei dollari; ma troviamo un modo per sostituire questa cosa, che non sta in piedi. Da molto tempo, la Cina ha un “wealth sovereign fund”, un fondo sovrano basato su ricchezze vere. C’è l’energia, c’è l’oro, ci sono le terre, ci sono i brevetti, ci sono le fabbriche, ci sono gli immobili. Roba vera, “wealth”: asset veri, non titoli finanziari che rappresentano debiti che non saranno mai ripagati o profitti delle multinazionali che non saranno mai fatti, come le quotazioni di Amazon ti fanno credere».
PERCHÉ TRUMP VUOLE PANAMA, CANADA E GROENLANDIA
«La Russia ha copiato la Cina da un po’ di tempo. E Kiril Dmitriev, il capo del nuovo fondo sovrano russo, dispone di asset reali (territori sconfinati, riserve energetiche, materie prime illimitate). Ora, Dmitriev è appena andato in America a dire: guardate, si fa così. E l’America sta studiando come imitarlo. Gli Stati Uniti hanno 100.000 miliardi di debito pubblico, le corporation indebitate, i privati indebitati; non hanno più capacità produttiva: sono falliti, stando ai numeri. Se quindi vogliono anche loro un fondo governativo ci devono mettere dentro le terre, l’oro di Fort Knox, i brevetti, la loro residua capacità produttiva».
«Perché Trump pesca dal cilindro la Groenlandia piuttosto che il Canada o Panama? Gli serve per dire: ho 300.000 miliardi di debito, ma in compenso ho 500.000 valori di asset concreti, reali, quindi mi risiedo al tavolo negoziale un po’ più sereno, senza avere la corda al collo. Ma non sono più un imperatore. Gli Stati Uniti, del resto, oggi non sono più in grado di dire alla Russia o alla Cina “si fa così”. Il mondo è già multipolare. L’America l’ha capito. E anche il mondo che sta costruendo l’alternativa l’ha capito».
«Gli unici a non aver capito niente siamo noi, che ubbidiamo a un impero che non esiste più, che sa di non esistere più. E oltretutto siamo rappresentati da persone che non sono state scelte da questa amministrazione americana, ma dalla precedente, che voleva fare cose completamente diverse. Infatti continuiamo a fare quello che ci dicevano: “Fate la guerra, armatevi”. Questa è l’Europa. Se non hai una visione, se non scegli cosa fare, se obbedisci a ordini contrari ai tuoi interessi, è certo che staremo sempre peggio».
Grossi su ByoBlu con Claudio Messora:
(Già banchiere e dirigente apicale di BNL, Grossi è impegnato da anni sul fronte democratico del recupero della sovranità monetaria; tra i suoi innumerevoli impegni si segnala quello con “Moneta Positiva”, accanto a esperti come Fabio Conditi, Antonino Galloni e Ilaria Bifarini, che si battono per la creazione di monete sovrane complementari a circolazione nazionale; monete pubbliche e non a debito, da emettere a costo zero per sostenere famiglie e aziende).
