Culle vuote, anziani soli: così l’Italia sta smontando la famiglia
Culle vuote, anziani soli: così l’Italia sta smontando la famiglia

Culle vuote, anziani soli: così l’Italia sta smontando la famiglia

Nel mondo ci sono tante forme di povertà che sconvolgono e rovinano la vita quotidiana di molte famiglie strattonate tra sfide sociali e problematiche irrisolte. Ci si lamenta molto delle povertà economiche, ma è necessario mettere l’accento sulle povertà relazionali. Voglio iniziare raccontando di quella povertà che, insinuata nella carne delle famiglie, ne ferisce i canoni costitutivi, causando angosce, disagi morali e culturali. Viviamo infatti in un tempo nel quale tra egoismi, autodeterminazione, prevaricazione e personalismi, le famiglie sono lesionate, ferite e private di amore. D’altra parte se scricchiolano affettività, fedeltà e rispetto nell’ambito della famiglia scricchiola anche, per esempio, l’educazione all’affettività che si è chiamati anzitutto a testimoniare col proprio esempio.

Il subappalto dell’amore

In molte famiglie c’è un’amnesia di tenerezza. In molte famiglie i cuori sono diventati aritmici e fibrillanti. Partendo dalla mia esperienza, incontro non solo famiglie stabili, ma anche famiglie inquiete alla ricerca della maggior libertà possibile. Posso raccontare che i disagi esistono e sono rappresentati da incredibili povertà spesso taciute, morali e spirituali. La fame di edonismo giulivo spesso fa procedere queste famiglie in stile libero, con separazioni nuove, convivenze allargate, unioni multipartner e multi color. In queste, nella nostra contemporaneità, regna sovrano il subappalto pressoché totale dell’affettività che si esprime a tutti i livelli sin dalla nascita, anzi ancor prima della nascita, dal momento che le funzioni della maternità sono state ormai delegate a nuove figure, quali le “donatrici” di gameti e di uteri per gravidanze altrui. Tale subappalto si estende a tutti i periodi della vita – nascere, soffrire, vivere e morire – senza risparmiare le persone con disabilità, gli anziani e i malati non autosufficienti allo stadio terminale. Alla nascita, dopo il primo periodo di entusiasmo e accoglienza carico di brio, abbastanza presto ho avuto modo di constatare che ogni necessaria presenza si fa assenza fino a far scricchiolare quegli impegni di custodia, nutrizione, accudimento e sollecitudini che diventano quindi totalmente subappaltati ad altri.

Il problema della denatalità 

Anche rispetto alla questione della denatalità è possibile rilevare che nessuno vuole assumersi le responsabilità del fenomeno, che quindi imputa a problematiche sociali, carenze di struttura, diritti negati e assurde pretese sostitutive. Bisognerebbe piuttosto richiamare a gran voce alla responsabilità educativa, soprattutto da parte di famiglia e scuola. Certamente riguardo alla denatalità, in particolare l’autodeterminazione assoluta gioca un ruolo determinante quale virus nefasto che manifesta una tendenza schizofrenica, per la quale vi è il rifiuto di maternità e paternità nei tempi più opportuni di fertilità, per cui da un lato si invoca il diritto a non far nascere, proposto come conquista sociale per raggiungere il massimo benessere egoistico e dall’altro si ricerca il figlio a ogni costo in età altamente avanzata, anche dopo i 50 anni. Oggi più che mai siamo stretti nella morsa della denatalità a causa dell’autodeterminazione, e ancor più per l’innaturale richiesta di poter partorire ben oltre l’età consentita. Ormai l’età media di nascita del primo figlio supera i 32 anni. Dal 2020 a oggi la mia Puglia vede un calo delle nascite di quasi il 12%, con 5,1 nuovi nati ogni 1.000 abitanti. La procreazione umana è transitata dalla riproduzione alla produzione umana, una sorta di costruzione artificiale dell’umano che ha rimosso ormai del tutto il principio della dimensione unitiva dell’atto sessuale tra l’uomo e la donna, ormai non più conviventi e incapaci di affrontare la propria missione vocazionale di un bene comune. Occorre pertanto operare una frenata su questo versante per riordinare il frantumato sorgere della vita in nome del padre e della madre. In nome del padre si inauguri il prezioso esordio di vita e in nome della madre il prezioso viaggio verso la nascita.

Famiglia, i mali da combattere

Al contrario è possibile constatare spesso un egoismo sfrenato quando la famiglia è chiamata a pesanti responsabilità assistenziali, rispetto alle persone in età avanzata, sole, sofferenti e in tutte quelle situazioni di disagio emotivo legate a isolamento, emarginazione, scarto ed esclusione. Certamente bisogna considerare anche i tanti bisogni sociali negati, i disagi lavorativi, abitativi, organizzativi che una famiglia deve affrontare. Nelle famiglie oggi manca un ascolto solidale ed efficace; mancano tentativi di valorizzazione delle persone e un’alfabetizzazione alle azioni buone. Tutti i cittadini sono ridotti a utenti di una società caotica in cui non c’è spazio per essere accanto, consolare e accompagnare con pazienza. Pertanto chi nelle famiglie ha bisogno deve arrangiarsi perché nessuno vuole dedicarsi a compiti di assistenza che vengono etichettati come improduttivi e fonte di povertà lavorativa ed economica. Il compito è sempre degli altri, ma gli altri non ci sono! 

Tradizione e reti sociali di prossimità

In un contesto simile converrebbe forse dedicarsi alla rivisitazione delle tradizioni per vivere meglio in amicizia, come costruire una pastorale di caseggiato e di quartiere, una pastorale sociale che faccia in modo di far sentire in comunità, in relazione, coloro che ne hanno bisogno. D’altra parte se sul piano etico la povertà morale svuota tutti i sentimenti d’amore e mortifica la vita saltano anche il bene, la solidarietà e la speranza. Perciò è necessario restare sempre ancorati ai valori e agli aspetti positivi del nascere, vivere e morire, soprattutto nelle situazioni più difficili e più complesse. La grande sfida oggi è quella di riproporre la missionarietà evangelizzatrice della famiglia per farla rifiorire: le povertà si instaurano quando non siamo più capaci di gestire le difficoltà, gli ostacoli, i condizionamenti e non siamo più in grado di curare le ferite e le piaghe che incidono sulle famiglie e sul loro vissuto. Solo la guarigione da queste povertà può far sprigionare tutte le opportune spinte di rinnovamento che, con energie pure, consentono ripresa e rilancio di amore e di vita. Amore e vita sono doni carismatici che vanno trasmessi sempre, senza mai demordere, se si vuol perseguire nelle difficoltà la vittoria per la vita. Lo strumento principale di questa strategia è la costituzione di cooperative di dialogo che sono le uniche in grado di comporre armonicamente tutte le diversità, oggi sempre più antitetiche e laceranti. Il dialogo è infatti l’unica vera alternativa alla guerra, sia quella familiare, sia quella fra nazioni.

Articolo di Filippo Boscia per Pro Vita & Famiglia

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